sabato 3 gennaio 2026

Con l'attacco USA al Venezuela e il sequestro del suo Presidente, ancora una volta, sono sotto attacco la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica. Ovvero il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta siamo di fronte all'ennesimo attacco contro realtà che promuovono la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica.

Con l'aggressione del regime di Trump alla Repubblica Bolivariana del Venezuela e il sequestro del suo legittimo Presidente, il socialista Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, siamo di fronte all'ennesimo atto di pirateria e destabilizzazione, da parte degli USA.

Un atto di guerra a una realtà che non ha mai minacciato la sicurezza degli USA.

Un atto di guerra che – peraltro - è avvenuto a poche ore dalla visita della delegazione cinese a Caracas, per rafforzare i rapporti bilaterali fra Cina e Venezuela.

Un caso? Oppure l'obiettivo del regime di Trump e degli USA è quello di mettere i bastoni fra le ruote alla Cina, non a caso potenza socialista, che importa anche gran parte del petrolio venezuelano?

Sembra di tornare indietro nel tempo, ma nemmeno troppo.

Ai tempi della defenestrazione del socialista Salvador Allende in Cile e la sua sostituzione con la sanguinaria dittatura liberal capitalista di Pinochet, sostenuto dagli USA.

Ma non solo.

L'elenco delle destabilizzazioni e delle deliberate aggressioni contro Paesi nei quali veniva promossa e praticata la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, sono sempre stata all'ordine del giorno.

L'elenco è lunghissimo.

Pensiamo all'Argentina di Peron, nel 1955, costretto all'esilio.

Pensiamo alla Jugoslavia, bombardata e smembrata con il supporto USA.

Pensiamo all'Italia degli Anni '90, quando una intera classe dirigente democratica, in particolare il PSI di Bettino Craxi, fu messa fuori dai giochi. Vilipesa, perseguitata.

Pensiamo alla Libia socialista di Gheddafi.

Pensiamo alla Siria socialista di Assad.

Pensiamo all'ingiusta incarcerazione del Presidente brasiliano Lula; alle persecuzioni giudiziarie contro l'ex Presidente socialista dell'Ecuador Rafael Correa (costretto oggi all'esilio in Belgio); a quelle contro l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina Cristina Kirchner.

Pensiamo ai golpe contro il socialista Evo Morales in Bolivia.

L'elenco, ad ogni modo, è ancora lungo. Infinitamente lungo.

Ma tutto ciò porta a un'unica strada: il mondo liberal capitalista, USA in testa, non può accettare che possano esistere governi socialisti che promuovano giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E così, attraverso i media, le destabilizzazioni, le censure e altro ancora, si cerca di screditare e di perseguitare di volta in volta, il mondo socialista.

Si apre la caccia al “socialista ladro”, al “craxiano”, al “chavista”. Si tenta di censurare – in modo più o meno violento - chi la pensa diversamente rispetto al pensiero unico liberal capitalista, che di liberale, nel senso originario del termine, nei fatti, non ha proprio nulla.

Si inneggia al capopopolo di turno, di destra o sinistra, che si chiami Di Pietro, Grillo o Machado. O altri ancora, tutti uniti dalla lotta contro il socialismo.

Si perseguita, a vario titolo e a vario modo.

E siamo sempre lì.

E' la Storia, se ben la si osserva, senza il paraocchi e il pregiudizio della stupida e ignorante ideologia di turno, che ci mostra la realtà dei fatti.

Bettino Craxi, che questa ondata di odio e violenza subì, spiegò molto bene tutto ciò, nel suo romanzo-verità, “Parigi-Hammamet”, che ho recensito a questo link, nel 2020, appena uscito: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html

E Craxi, nel suo libro, spiega anche come si potrebbe uscire da questa situazione. Ovvero facendo uscire gli USA dalle ambiguità, in primis.

USA che fanno carta straccia del diritto internazionale e della loro stessa Costituzione, come spesso denunciato anche dall'ex Membro della Camera dei Rappresentanti USA, Ron Paul, che certo non è né socialista né di sinistra, ma è un libertario.

Ron Paul, peraltro, in merito, in uno dei suoi saggi, spiegò come uno del Padri Fondatori degli USA, il Presidente Thomas Jefferson, avesse affermato nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza: “Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d"alleanze”, a dimostrazione dello spirito cooperativo degli USA delle origini.

C'è chi addirittura vorrebbe paragonare la situazione Venezuela-USA a quella Taiwan-Cina. Il tutto ignorando o fingendo di ignorare la risoluzione nr. 2758 dell'Assemblea Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, che, il 25 ottobre 1971, stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang (nazionalisti conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese quale unico rappresentante legittimo della Cina.

Taiwan, in sostanza, è parte della Cina, il Venezuela non risulta sia mai stata parte degli USA... per quanto gli USA abbiano sempre considerato l'America Latina il loro “cortile di casa”, secondo i sostenitori dell'imperialista “Dottrina Monroe”.

Da più parti si sono levate, nel mondo, voci di protesta per l'aggressione statunitense.

L'ex leader laburista britannico, Jeremy Corbyn, ha scritto su Facebook: “Gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco immotivato e illegale contro il Venezuela.
Si tratta di un tentativo sfacciato di assicurarsi il controllo sulle risorse naturali venezuelane.
È un atto di guerra che mette a rischio la vita di milioni di persone e dovrebbe essere condannato da chiunque creda nella sovranità e nel diritto internazionale”
.

Dello stesso avviso anche il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, che da mesi sta denunciando l'imperialismo USA nei Caraibi. Fra le altre cose, egli scrive: “Il governo della Repubblica di Colombia osserva con profonda preoccupazione le segnalazioni di esplosioni e attività aeree insolite registrate nelle ultime ore nella Repubblica Bolivariana del Venezuela e la conseguente escalation di tensione nella regione.

La Colombia riafferma il suo impegno nei confronti dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati, il divieto di utilizzare o minacciare l'uso della forza e la soluzione pacifica delle controversie internazionali. In questo senso, il governo colombiano respinge qualsiasi azione militare unilaterale che possa aggravare la situazione o mettere a rischio la popolazione civile”.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri si è detta “scioccata e condanna fermamente l'uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l'azione contro il suo Presidente”.

L'ex Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales, su Facebook, ha scritto che “Trump è il nuovo Hitler del mondo. Con la forza delle armi, l'ambizione per le risorse naturali, l'odio, la diffamazione e la criminalizzazione di popoli e leader antimperialisti, invade, uccide e saccheggia Paesi impunemente, nel silenzio complice di molti.
I cittadini americani devono essere i primi a consegnarlo alla giustizia per aver sperperato miliardi di dollari delle loro tasse, privandoli di assistenza sanitaria, istruzione e benessere sociale ed economico.
I Paesi del mondo devono unirsi per portare Trump e i suoi alleati davanti alla Corte Penale Internazionale per i numerosi genocidi commessi in vari Paesi, violando la sovranità nazionale e il diritto internazionale.
Basta con il silenzio e la complicità di fronte a questo nuovo Hitler che cerca di eliminare milioni di esseri umani!”.

Il 2026 si apre all'insegna dell'odio e della barbarie. Quando, invece, occorrerebbe urgentemente un mondo più unito e sicuro. Volto alla cooperazione, al mutuo vantaggio, allo sviluppo pacifico delle nuove tecnologie.

Ci si arriverà, probabilmente, perché l'odio e la barbarie, nel lungo periodo, non sono destinate a trionfare.

Ma quanti ancora dovranno soffrire, nel frattempo?

Luca Bagatin

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sabato 27 dicembre 2025

L'oppositore di sinistra Sergey Udaltsov condannato a sei anni. Anche in Russia, come ovunque, nel mondo liberal-capitalista, il socialismo è perseguitato. Articolo di Luca Bagatin

  

In pochi, probabilmente, sanno che, nella Russia post-sovietica, esistono dei dissidenti autentici (di cui ho molto scritto nel mio saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo), che, per il fatto di difendere il socialismo, ovvero l'anticapitalismo, la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, non piacciono né al regime liberal capitalista di Putin, ma nemmeno all'Occidente liberal-capitalista.

Occidente liberal-capitalista che, spesso e volentieri, li ha sempre o spesso ignorati. Se non denigrati, considerandoli “controversi” (sic!).

Fra tali dissidenti, lo scrittore e fondatore del Partito NazionalBolscevico, oltre che della coalizione “L'Altra Russia” (oggi “L'Altra Russia di Eduard Limonov”) Eduard Limonov e Sergey Udaltsov, leader del Fronte di Sinistra che, ironia della sorte, viene condannato a 6 anni di carcere nei giorni che ricordano la dissoluzione dell'URSS, quel tragico 25 dicembre 1991, che trasformò la Russia e le Repubbliche post-sovietiche nella terra delle oligarchie, delle mafie e dell'estremismo di destra.

Limonov e Udaltsov, autentici dissidenti della sinistra russa, hanno spesso manifestato assieme, contro le misure antisociali e di austerità dei governi Putin-Medvedev. E spesso sono stati arrestati assieme.

Hanno sostenuto il ritorno del socialismo popolare in Russia, la libertà di parola e il ritorno delle aree storicamente russe alla Russia, quali la Crimea e il Donbass. E lo hanno fatto per primi, denunciando il nazionalismo russofobo ucraino e quello nelle Repubbliche post-sovietiche, diventate liberal capitaliste e governate dall'estrema destra.

Limonov è sempre rimasto un dissidente integrale, ha sempre rifiutato di allearsi al Partito Comunista della Federazione Russa e, al suo partito, composto soprattutto di giovani e giovanissimi, spesso artisti, ancora oggi, non viene permesso di presentarsi alle elezioni. Il suo Partito NazionaBolscevico fu addirittura messo fuorilegge dalla Corte Suprema russa, nel 2007, con accuse infondate di “estremismo” e “incitamento all'odio”. Accuse che la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha considerato palesi violazioni dei diritti umani.

Udaltsov, anch'egli spesso arrestato con l'accusa – mai provata – di “incitamento a disordini di massa”, ha spesso collaborato, invece, con il maggiore partito di opposizione, ovvero il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) e sua moglie, Anastasia, ex attivista del Partito NazionalBolscevico, è deputata alla Duma nelle fila di questo partito.

Udaltsov è stato condannato e per l'ennesima volta, nei giorni scorsi, a 6 anni di carcere duro, con l'accusa di aver pubblicato, sul sito del Fronte di Sinistra, nel 2023, due articoli dal titolo “Come i marxisti sono diventati terroristi. Gli attivisti di Ufa languiscono in prigione da un anno con accuse assurde” e “Smettete di perseguitare i comunisti! Il Fronte di Sinistra ha tenuto una manifestazione a Mosca in difesa dei prigionieri politici”.

Entrambi articoli in difesa del circolo marxista di Ufa, i cui componenti sono stati arrestati e condannati a pene detentive dai 16 ai 22 anni, con l'accusa di “terrorismo”.

Sergey Udaltsov ha dichiarato di voler intraprendere uno “sciopero della fame a tempo indeterminato”, sottolineando come la condanna che ha ricevuto sia stata frutto di “una decisione vergognosa”.

Egli, durante l'udienza in tribunale, ha dichiarato, relativamente ai suoi articoli in difesa dei componenti del circolo marxista di Ufa che: “C'è stata una sostituzione di concetti. Non sono per un'assoluzione, ma rilevo dubbi sulla loro colpevolezza: questo è ciò che contengono tutte le mie pubblicazioni. E ora dubito della loro colpevolezza e ho il diritto di farlo, perché il verdetto non è ancora entrato in vigore”.

Nel mondo post-sovietico, diventato liberal-capitalista, tanto quanto in quello Occidentale, dunque, la caccia al socialista e al comunista rimane sempre presente.

A vario titolo, a vario modo. In gran parte delle Repubbliche post-sovietiche, dai Paesi Baltici all'Ucraina (ma anche in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca), i Partiti Comunisti e in generale di sinistra, sono stati pressoché messi al bando (e gli attivisti spesso perseguitati). In Russia vengono spesso perseguitati o, quantomeno, tenuti a bada.

Gli USA cercano di destabilizzare il socialismo in ogni dove. Dalla Jugoslavia alla Siria, passando per la Libia e il Venezuela (oltre che l'Italia, quando governava il PSI di Bettino Craxi).

L'UE, che è sempre al traino degli USA e degli estremismi di destra, vorrebbe equiparare il comunismo al nazifascismo. Come se la giustizia sociale potesse essere equiparata al razzismo e al suprematismo!

E siamo sempre lì. Tutto il mondo pseudo-libero (in realtà liberal-capitalista) è paese. Anzi, è palesemente anti-sociale e anti-socialista.

Luca Bagatin

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sabato 20 dicembre 2025

Il nemico degli USA e del liberal capitalismo rimane il socialismo, ovvero la giustizia sociale e la sovranità nazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

E' evidente che, il nemico degli USA e del mondo sedicente “libero”, ma in realtà liberal capitalista e oligarchico, sia il socialismo.

Lo abbiamo visto più volte, nel corso della Storia.

Alcuni esempi?

La defenestrazione dei leader socialisti latinoamericani, da Allende a Peron; i tentativi di destabilizzazione in Venezuela (passati e recentissimi); l'embargo a Cuba; i tentativi, purtroppo riusciti, di far crollare il socialismo nei Paesi dell'Est (a iniziare dalla Jugoslavia); la defenestrazione di Bettino Craxi e del PSI (oltre ai partiti democratici di governo, in Italia); la defenestrazione del socialismo arabo nella Libia di Gheddafi e di quello baathista siriano di Assad.

Questi solo alcuni esempi, ma se ne potrebbero citare moltissimi altri, di cui ad ogni modo, in altri articoli, mi sono occupato.

Per contrastare il socialismo, a livello internazionale, gli USA e i loro alleati, hanno persino fomentato e sostenuto l'islam radicale. In Siria, guarda un po', da quando governa l'islamista Ahmad al-Shara', l'UE ha allentato le sanzioni e gli USA le hanno recentemente addirittura tolte.

E questa la chiamerebbero “difesa della democrazia e della libertà”? Ma dai! Non siamo ipocriti.

La NATO stessa, da strumento di difesa comune, ha perduto il suo ruolo originario, come ricordato anche di recente dal prof. Giancarlo Elia Valori, al convegno di presentazione del saggio di Paola Bergamo, “Ritrovare i sentieri dell'Europa”.

Gli USA vorrebbero persino vendere armi ai separatisti di Taiwan, in chiave anti-cinese, ovvero anti-socialista cinese.

E, come se non bastasse, il flirt di Trump con Putin, pur dettato dalla logica e dal buonsenso (una logica che ad ogni modo aveva avuto per primo Silvio Berlusconi e, prima di lui, Gianni De Michelis, che avrebbe voluto integrare la Russia nel sistema comunitario europeo e creare un dialogo fra Occidente e Oriente, in sinergia con la Cina), sembra piuttosto volto ad allontanare la Russia dalla Cina.

Una Cina che, grazie alla sua economia socialista di mercato, sta arrivando a superare in ogni settore gli USA, il cui sistema oligarchico liberal capitalista, è destinato a crollare.

In tutto ciò, assistiamo a continue violazioni del diritto internazionale da parte degli USA, non ultima la situazione in Venezuela, di cui ho ampiamente scritto e sulla quale è intervenuta anche la Vicepresidente esecutiva del Venezuela, Delcy Rodriguez, la quale ha denunciato il tentativo di aggressione da parte degli USA, sottolineando che il Paese non ha alcun debito in sospeso con il governo di Trump, mentre è Washington ad avere debiti con il popolo venezuelano.

Ella si è riferita al saccheggio finanziario perpetrato ai danni dei beni venezuelani all'estero.

E ha denunciato le sanzioni unilaterali statunitensi contro il Venezuela, la cui unica “colpa” è quella di avere un governo socialista che difende giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

Guarda caso...

E siamo sempre lì, con gli USA che, governanti dalle due destre, “democratica” e/o “repubblicana”, perseguono sempre il medesimo obiettivo. Saccheggiare chi difende il proprio diritto all'autogoverno e promuove un sistema fondato sulla giustizia sociale e la pianificazione economica.

L'UE – esclusa la Slovacchia (e pochi altri), governata non a caso da un autentico socialista democratico senza equivoci, quale è Robert Fico - da tempo va loro dietro e, anche quando non lo fa, preferisce sostenere una autocrazia corrotta di destra a essa estranea, in una escalation che potrebbe condurre a un conflitto allargato dalle conseguenze imprevedibili.

La cura ad ogni modo esiste. Si chiama socialismo senza equivoci. Ovvero autogoverno, autogestione dei popoli, sovranità e indipendenza economica.

In poche parole: razionalità, cooperazione, libertà, fratellanza e uguaglianza.

Luca Bagatin

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mercoledì 3 dicembre 2025

Cos'è il socialismo? Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialismo è sinonimo di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E' sinonimo di autogoverno, autogestione e razionalità.

E' qualcosa che, pur nato in Europa, sviluppatosi in particolare grazie alla Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 (e grazie a Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Pierre Joseph-Proudhon, Michail Bakunin, Karl Marx e Friedrich Engels), in Europa abbiamo perduto da tempo, ma che altrove, dall'America Latina socialista, a molte realtà africane e panafricane e dell'estremo oriente, è ben presente e non ha mai smesso di svilupparsi, modernizzarsi ed evolversi, di pari passo con le esigenze della comunità.

Perché socialismo è sviluppo delle forze produttive della comunità a beneficio della comunità.

Non è ideologia stantia, dogmatica, settaria.

E finanche le varie divisioni storiche fra mazziniani, garibaldini, anarchici e marxisti (e aggiungerei anche bonapartisti, rimandando ad altri articoli che in merito ho scritto, anche su riviste storiche francesi, proprio sul socialismo bonapartista), hanno ben poco senso e sono state sanate proprio in gran parte delle realtà extraeuropee di cui sopra.

Sulla base del trinomio, tanto caro all'indimenticato Presidente argentino Juan Domingo Peron: giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E, fra i socialismi più seri e pragmatici, diffusi nel mondo, vi è quello con caratteristiche cinesi, la cui teoria fu elaborata dal comunista riformista Deng Xiaoping, il quale sviluppò il Pensiero di Mao Tse-Tung, adattandolo alla modernità, introducendo riforme e apertura e si è rafforzato grazie alle generazioni di socialisti successivi: Jiang Zemin, Hu Jintao, Xi Jinping.

Sostegno al socialismo con caratteristiche cinesi, quale baluardo di concretezza e lungimiranza, è giunto recentemente dal Presidente nazionale del Partito Comunista d'Australia (CPA), Vinnie Molina, il quale, in una intervista a Global Times, ha affermato cose molto interessanti, che meritano di essere riportate.

Molina afferma, fra le altre cose: “Il socialismo può essere raggiunto solo attraverso azioni concrete e di base per affrontare i problemi della gente e ottenendo il sostegno della popolazione” e che “I leader devono mantenere uno stretto contatto con la base. Chi ricopre posizioni di responsabilità deve impegnarsi a fondo per guadagnarsi la fiducia del popolo e non separarsi mai da esso”.

In particolare egli ha sostenuto che “Il Partito Comunista Cinese utilizza il metodo della critica e dell'autocritica nella costruzione del partito a tutti i livelli, dalla leadership alla base, per rafforzare l'unità dell'organizzazione e il suo posto nella società cinese. (…). Il Partito realizza ciò che è irraggiungibile in sistemi capitalistici disorganizzati, con istituzioni in rovina e partiti distaccati dal popolo. Infrange il mito secondo cui dimensioni maggiori significhino inevitabilmente maggiore disorganizzazione, dimostrando invece che la sua crescita ha alimentato maggiore coesione ed efficacia”.

Vinnie Molina ha altresì sottolineato come “Possiamo imparare dal PCC, un partito comunista al potere, che ha adattato la concezione ortodossa e classica del marxismo in modo flessibile alle complesse circostanze della società cinese. Comprendere la società cinese e il modo in cui la teoria è stata adattata a queste condizioni specifiche offre lezioni preziose. (…). Dobbiamo lavorare con le comunità, non contro di esse, guadagnandoci la fiducia della gente, anche di coloro che non sono politicamente impegnati, e affrontando sempre le questioni di base che contano davvero, come strade più sicure, infrastrutture più accessibili e trasporti migliori. Queste sono le preoccupazioni che contano per i comunisti. Non possiamo pensare in grande senza pensare anche alla base. Questo è stato l'approccio adottato dal PCC in passato e rimarrà il nostro obiettivo centrale negli anni a venire. In definitiva, noi comunisti dobbiamo cambiare in meglio la vita delle persone”.

Personalmente non sono comunista (non ho nemmeno simpatia per la storia del PCI e delle sue involuzioni successive, perché lo considero all'origine degli equivoci a sinistra e all'origine della fine del socialismo in Italia), ma ho una tradizione differente, ma affine. Una tradizione socialista mazziniana, risorgimentale, ma anche bonapartista e peronista. Non marxista, ma non per questo cieca nei confronti delle analisi marxiste e non per questo cieca nei confronti dell'evoluzione in senso lungimirante, pragmatico e riformista del socialismo cinese.

Da sempre e in particolare di questi tempi, vanno di moda le etichette e gli slogan.

Le etichette, gli slogan e le vuote ideologie lasciano il tempo che trovano e sono sempre dannose. Perché ottenebrano la mente, che invece dovrebbe abbeverarsi di conoscenza, virtù e approfondimento.

Ed è proprio attraverso questi aspetti che si possono sanare le vecchie divisioni e ricomporre ciò che è stato drammaticamente sparso.

Perché gli ideali di emancipazione civile e sociale della Prima Internazionale rimangono validi e lo possono essere se adattati, con concretezza, alla situazione odierna e declinati, ciascuno nel proprio contesto nazionale. Come fa il socialismo con caratteristiche cinesi, ad esempio.

Fra i promotori di questi ideali, nel nostro Paese, personalità spesso volutamente dimenticate e accantonate.

Mario Bergamo, antifascista, Segretario del Partito Repubblicano Italiano, promotore dell'unità fra repubblicani e socialisti. Roberto Tremelloni, già mazziniano e successivamente degno ministro dell'Economia e della Difesa, nelle fila del socialismo democratico.

Ma potremmo citare anche Gabriele d'Annunzio, Alceste De Ambris, Alfredo Bottai, Giulio Andrea Belloni e prima di loro i Padri Nobili, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Arcangelo Ghisleri.

Figure da recuperare, da onorare, ma soprattutto da studiare e le cui volontà si intrecciano con la spiritualità laica e teosofica, con gli ideali cagliostriani e massonici di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà, che hanno un significato spirituale, prima ancora che politico. E che non sono parole vuote e prive di significato. 

Esse non significano né livellamento verso il basso, né edonismo liberale, che ha fatto degenerare le società liberal capitaliste, in una spirale di consumismo sfrenato, violenza gratuita e indifferenza verso il prossimo.

Il socialismo, dunque, non è dogma, ma spirito. 

E' il sole dell'avvenire che illumina le menti. E' la falce che rappresenta l'Opera e il martello, che rappresenta la Volontà.

Il socialismo non è chiesa, ma tempio interiore.

Un tempio da edificare, incessantemente, nel corso delle ere, nel corso dei secoli, nel corso delle vite, seguendo e costruendo la Storia, che è poi la storia di ciascun componente della comunità umana, alla ricerca dell'emancipazione e della giustizia.

Luca Bagatin

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lunedì 1 dicembre 2025

Sostegno del mondo socialista internazionale al Venezuela, contro le dichiarazioni di Trump. Articolo di Luca Bagatin

 

Se Trump, in Europa, sembra ricercare la pace, altrove, in America Latina, sembra proseguire una politica imperialista e bellicista di ingerenza negli affari di Stati sovrani.

E' il caso della dichiarazione, da parte del Presidente USA, di chiusura dello spazio aereo del Venezuela, usato come pretesto per combattere il traffico di droga, che ha sollevato le proteste di numerosi leader ed esponenti socialisti, latinoamericani e non.

Fra questi il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, il quale, fra le altre cose, sui social, ha dichiarato che “La chiusura dello spazio aereo del Venezuela è completamente illegale. L'ICAO (ovvero l'Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile) deve riunirsi immediatamente. (…). L'ordine internazionale deve essere preservato e l'America Latina e i Caraibi devono dirlo senza timore (…). Chiedo al Presidente Trump di ritornare al rispetto dell'ordine giuridico internazionale che è la summa della saggezza della civiltà umana

Chiedo all'Unione Europea, nell'interesse dell'accordo raggiunto tra l'Unione Europea e l'America Latina e i Caraibi, di ordinare la normalizzazione dei voli per il Venezuela o di multare le imprese che non lo fanno.

Chiedo a tutti i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi di riavviare i loro voli normali.

In Colombia devono essere sanzionate le imprese che si rifiutano di assumere i servizi per i quali si sono impegnate; devono seguire le indicazioni dell'ICAO o del governo colombiano.

L'umanità deve essere libera di volare e i cieli devono essere aperti in ogni parte del mondo”.

Dello stesso avviso anche Cuba che, attraverso il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla, ha parlato di “atto aggressivo per il quale nessuno Stato ha autorità al di fuori dei propri confini nazionali”, invitando la comunità internazionale a “denunciare il preludio a un attacco illegittimo”.

Egli ha altresì sottolineato che “si tratta di una minaccia molto seria al diritto internazionale e di un aumento dell’escalation dell’aggressione militare e della guerra psicologica contro il popolo e il governo venezuelano, con conseguenze incalcolabili e imprevedibili per la pace, la sicurezza e la stabilità in America Latina e nei Caraibi”.

Numerose le proteste provenienti da varie organizzazioni e esponenti latinoamericani e del resto del mondo di ispirazione socialista, fra le quali quelle del deputato peronista argentino Jorge Taiana, il quale ha appoggiato pienamente il discorso del Presidente colombiano Gustavo Petro.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, alcuni giorni fa, aveva peraltro invitato gli USA a revocare le sanzioni “illegali e unilaterali” imposte al Venezuela e ad adoperarsi per “favorire la pace, la stabilità e lo sviluppo in America Latina e nella regione dei Caraibi”.

Mao Ning aveva altresì affermato che “La Cina si è sempre opposta alle sanzioni unilaterali che non hanno alcun fondamento nel diritto internazionale e non sono autorizzate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e si oppone alle forze esterne che interferiscono negli affari interni del Venezuela con qualsiasi pretesto”.

Luca Bagatin

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sabato 29 novembre 2025

L'11 dicembre, presentazione, presso la Camera dei Deputati, del saggio di Paola Bergamo "Ritrovare i sentieri dell'Europa - Sulla via tracciata da Mario Bergamo"

  

L'11 dicembre prossimo, dalle ore 16.00 alle ore 18.00, alla Camera dei Deputati, presso la Sala del Refettorio del Palazzo di San Macuto, in Via del Seminario 76 a Roma, sarà presentato il saggio, edito da Futura Libri, "Ritrovare i sentieri dell'Europa - Sulla via tracciata da Mario Bergamo", di Paola Bergamo.

Moderato dal blogger e scrittore Luca Bagatin, l'evento avrà i saluti dell'On. Giandiego Gatta e, come relatori, oltre naturalmente all'autrice del saggio, ci saranno il prof. Giancarlo Elia Valori, importante manager pubblico e fine analista geopolitico, oltre che Presidente della Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica; il Gen. di Corpo d'Armata Antonio Bettelli e il Presidente del Nuovo Giornale Nazionale, Augusto Vasselli.

Paola Bergamo è un'imprenditrice, Presidente del Centro Studi MB2 Monte Bianco - Mario Bergamo per dare un tatto all'Europa. E' nipote dell'antifascista repubblicano mazziniano Mario Bergamo. 

L'evento sarà un'occasione per parlare di un'Europa che ci potrebbe essere, ma che non c'è.

Un'Europa mazziniana, libertaria, democratica, affratellata, sociale e sovrana.

Un'Europa che non ha nulla a che spartire con l'attuale UE autoreferenziale, oligarchica, servile e militarista.

Per poter partecipare all'evento occorre segnalare la propria presenza alla mail presidente@centrostudimb2.eu.

venerdì 28 novembre 2025

Gianni De Michelis, il socialismo, la democrazia costituzionale e il mondo multipolare. Articolo di Luca Bagatin

Gianni De Michelis e Luca Bagatin, dicembre 2003

Il 26 novembre scorso, Gianni De Michelis, avrebbe compiuto 85 anni.

Lo conobbi nel 2003, quando era Segretario del Nuovo PSI, al quale mi iscrissi anch'io - pur per un breve periodo – essendo socialista (e mazziniano) fin da quando ero ragazzino e leggevo Marx, Proudhon, Garibaldi, Mazzini, Gaetano Salvemini e Ernesto Rossi, oltre ai discorsi di Craxi e dello stesso De Michelis.

Fu per me, quindi, un onore diventarne amico e avere anche l'occasione di essere relatore, accanto a lui, ad un convegno pubblico socialista (vedi foto).

De Michelis aderì al Partito Socialista Italiano negli Anni '60, collocandosi a quei tempi nella corrente di sinistra, guidata da Riccardo Lombardi, denominata “Alternativa Socialista”, nella quale erano presenti anche i socialisti rivoluzionari.

Nel 1976 appoggiò - e a mio avviso giustamente - la Segreteria guidata da Bettino Craxi e divenne componente della Direzione Nazionale del PSI.

Nel corso degli Anni '80 ricoprirà anche il ruolo di Ministro delle Partecipazioni Statali (quando in Italia e Europa ancora lo Stato contava qualcosa e la politica comandava sull'economia e non viceversa!), Ministro del Lavoro, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri.

Coinvolto nella falsa rivoluzione di Tangentopoli, sarà sottoposto a diversi procedimenti giudiziari, ma spesso fu assolto.

Denuncerà sempre, assieme a Craxi, il clima avvelenato di quegli anni, teso a colpire unicamente i partiti di governo e in particolare quel PSI che, se da una parte voleva modernizzare l'Italia, smarcandosi dalle “chiese” democristiana e comunista (ma già da tempo non più comunista e via via sempre più liberal-capitalista e visceralmente anti-socialista), dall'altra mirava a una politica estera multipolare, smarcata dagli USA e parimenti denunciava l'avanzare della globalizzazione neoliberale e le sue pericolose derive, che avrebbero portato – con il successivo avvento del capitalismo assoluto - a una diffusa povertà, alla sudditanza dell'Italia a poteri stranieri ed economici e all'immigrazione di massa.

Gianni De Michelis sosterrà sempre una politica estera multipolare, a partire dal ruolo centrale del Mediterraneo e dei Balcani in Europa (fece peraltro di tutto per evitare la disgregazione della Jugoslavia); propose l'integrazione della Federazione Russa nel sistema comunitario europeo; promosse un rapporto privilegiato e sinergico con una Repubblica Popolare Cinese, che già negli Anni '80 e '90 si stava modernizzando e aprendo al mondo.

A confronto dei politicanti di oggi, tutti chiacchiere, voltafaccia, rosari e tatuaggi da esibire, Gianni De Michelis, con realismo e pragmatismo, aveva tutto da insegnare. E lo avrebbe ancora.

Fu peraltro degnissimo consigliere di Silvio Berlusconi, negli ultimi decenni della sua vita e si può dire che proprio Berlusconi (non certo i suoi sodali, che presto lo tradiranno), fu l'ultimo politico di razza di questo triste scorcio di Seconda Repubblica.

A Gianni De Michelis, Paolo Franchi ha dedicato un'interessante biografia, “L'irregolare”, edita da Marsilio.

Appena uscita, nel 2024, l'ho volentieri recensita e può essere letta a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/07/lirregolare-gianni-de-michelis-nella.html.

Ci sono alcuni passaggi molto interessanti.

Fra questi una risposta di Gianni De Michelis all'intervista di Stefano Lorenzetto – che Paolo Franchi riporta - che recita così: “Dalla fine del precedente ordine mondiale sono passati invano vent'anni. O l'ordine nuovo lo costruiamo adesso, trovando i compromessi necessari per quella che io chiamo la governance multilaterale del mondo multipolare, oppure scoppierà un altro conflitto planetario. E' inevitabile (…). Un mondo così è troppo pesante anche per le spalle degli Stati Uniti, non può essere governato da un Paese solo, da un sistema unipolare”.

Ancora lontani erano i tempi delle irresponsabili Von Der Leyen e Kaja Kallas e delle e dei loro emulatori – bipartisan - in Italia.

Ancora lontani erano i tempi in cui persino i comici avrebbero fondato partiti e sarebbero persino stati eletti a capo di Paesi, con tutte le nefaste conseguenze del caso!

Indietro, ad ogni modo, non si torna più.

Ma il realismo e il pragmatismo di certi politici e statisti con la P e la S maiuscola rimangono, così come rimane l'insegnamento pratico di certi partiti politici storici che hanno guidato, nella democrazia costituzionale, l'Italia, dal 1946 al 1993.

Luca Bagatin

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