“Sulle tracce della Socialdemocrazia”, pubblicato da Pensa Multimedia, è una raccolta di articoli del prof. Michele Donno, pubblicati su riviste scientifiche, dal 2006 al 2024.
Ne è uscito un corposo volume, che assieme ai suoi interessanti saggi “Socialisti democratici. Giuseppe Saragat e il PSLI (1945 – 1952)” e “I socialisti democratici e il centro-sinistra (1956 – 1968)”, editi da Rubbettino e da me già recensiti qualche anno fa (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/10/il-contributo-socialista-democratico.html; https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/11/i-socialisti-democratici-italiani-e-il.html), pone un nuovo tassello relativamente alla storia del socialismo democratico italiano.
Storia pressoché ampiamente trascurata, quella del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), poi Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) e troppo frettolosamente archiviata come la storia di “quelli che facevano la stampella della Democrazia Cristiana”.
Nulla di più falso e il prof. Donno ne spiega ampiamente le ragioni.
Il socialismo democratico si sviluppa con le lotte e i propositi di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, ma, potremmo dire, anche con Arcangelo Ghisleri, che, nel 1887 diede vita a “Cuore e Critica”, prima rivista che volle unire la coscienza sociale, socialista e repubblicana mazziniana dell'Italia e che, diverrà successivamente, “Critica Sociale”, rivista del Socialismo italiano.
Un filo rosso lega il repubblicanesimo sociale al socialismo democratico italiano, entrambi figli delle lotte Risorgimentali di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi, oltre che della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 e delle influenze marxiste umanitarie.
E, proprio quell'umanesimo marxista sarà il faro che condurrà, prima Turati e la Kuliscioff e, durante e dopo il fascismo, nell'esilio e nella lotta, personalità quali Giuseppe Saragat, Ugo Guido Mondolfo, Giuseppe Faravelli, Roberto Tremelloni (già repubblicano mazziniano, in gioventù) e altri, verso lo sviluppo politico dell'emancipazione sociale e civile delle classi lavoratrici e sfruttate dell'Italia dell'epoca.
Emancipazione sociale e civile nel solco di una democrazia minacciata e vilipesa tanto dal fascismo, quanto dal clerico-fascismo della DC e del MSI, quanto dal conservatorismo dogmatico del PCI, che pur attirò in un primo tempo il PSI nenniano, avvolto da un idealismo assai poco pragmatico.
Il prof. Donno ci parla di tutto ciò. Ci parla della ricostruzione dell'Italia dalle macerie del fascismo, attraverso l'esperienza dei socialisti democratici e mettendo in luce, in particolare, figure volutamente oscurate dalla storiografia e da tanta pessima politica nostrana.
Fra queste la figura dell'ex Ministro delle Finanze Roberto Tremelloni.
Personalità dalla specchiata moralità, che lavorò assai alacremente per razionalizzare la spesa pubblica, alleggerire la burocrazia e rilanciare produzione e occupazione.
Efficienza e programmazione economica, infatti, saranno le linee guida del PSLI, poi PSDI, almeno fino agli Anni '60.
Ovvero gli anni d'oro dell'unico vero Centro-Sinistra che l'Italia abbia mai conosciuto, fondato sull'equilibrio fra la DC e i partiti laici di estrazione socialista e repubblicana; sulla pianificazione strategica, nell'ambito dell'economia sociale di mercato; sulla ricerca di un equilibrio internazionale, oltre i blocchi contrapposti.
Il socialismo democratico, in particolare, diede un forte impulso alla ricerca di un “terzaforzismo” laico, sia in politica interna, che in politica internazionale.
“Terzaforzismo” che, nel solco della tradizione mazziniana, garibaldina e salveminiana, con influenze marxiste umanitarie, avrebbe potuto unire le forze laiche, oltre i conservatorismi DC-PCI e oltre e contro i blocchi contrapposti USA-URSS. Alla ricerca di un policentrismo, come si diceva allora (e che oggi chiamiamo multipolarismo), che avrebbe potuto garantire benessere e equità per tutti.
Un “terzaforzismo” che proponeva la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia e guardava a un'Europa unita, sovrana e affratellata.
Sebbene tutto ciò sarà ottenuto solamente in parte (nazionalizzazioni di alcuni settori sì, Europa unita, sovrana e affratellata decisamente meno) e l'idea di “terza forza” social-repubblicana naufragherà ben presto, dopo le elezioni del 1948, con la lista “Unità Socialista” che ottenne appena il 7% dei voti, la via giusta da seguire era tracciata.
Una via che porterà, nel corso degli anni, al riavvicinamento del PSI nenniano all'area di governo e che lo porterà ad abbandonare l'abbraccio mortale con il PCI e contribuirà a far nascere il Centro-Sinistra organico, nel 1963.
L'affascinante narrazione del prof. Donno si conclude con l'elezione a Presidente della Repubblica di Giuseppe Saragat, che avrà il pieno appoggio di Pietro Nenni.
Un saggio interessantissimo, quello del prof. Donno e che apre a numerose riflessioni e approfondimenti che dovrebbero incuriosire soprattutto i più giovani.
Ciò, direi, principalmente perché non avranno mai sentito parlare, nel nostro Paese, di socialismo.
Ideale vilipeso, nel corso degli ultimi trent'anni e ampiamente perseguitato nel mondo e, spesso, infiltrato da settori liberal capitalisti e destabilizzatori, in gran parte dei Paesi UE.
Ma la Storia si può fare in un solo modo. Recuperando ciò che si è volutamente cercato di oscurare e far dimenticare.
Ciò che, a vario titolo e a vario modo, è ancora vivo in gran parte del mondo, laddove il pensiero mazziniano, garibaldino, socialista democratico, repubblicano sociale non è stato dimenticato e non è ancora scomparso. Magari ha intrapreso altre vie, ha incrociato altre Storie.
Ma la giustizia sociale, la democrazia realizzata, l'emancipazione sociale e civile, non sono cose che possono così facilmente essere cancellate. E sono aspetti che avremmo assoluta necessità di recuperare, anche in questo povero Paese e continente, ormai alla deriva.
Luca Bagatin

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